Emozioni e cibo: il ruolo delle emozioni nei disturbi alimentari

Le persone che soffrono di un Disturbo del Comportamento Alimentare (DCA)  talvolta riportano delle difficoltà nella gestione delle emozioni; questa difficoltà spesso nasce da una eccessiva sensibilità alle emozioni, in particolare la rabbia e l’ansia, e comporta un’incapacità ad accettare e gestire emozioni troppo intense.

Per modulare le emozioni provate e per riempiere il senso di vuoto e di smarrimento che spesso ne consegue, la persona con DCA talvolta mette in atto diversi comportamenti :

  • Abbuffate e/o vomito autoindotto e/o utilizzo di diuretici e lassativi
  • Evitamento e solitudine
  • Esercizio fisico eccessivo e compulsivo
  • Autolesionismo
  • Alcool e/o assunzione di sostanze psicoattive

Nell’immediato tali comportamenti sono in grado di dissipare lo stato di malessere, ma a lungo andare non aiutano ad apprendere come gestire le emozioni e comportano una serie di conseguenze negative sul piano sia fisico che psicologico.

Le cause dell’intolleranza alle emozioni non sono note, ma si ipotizza che il problema derivi dalla combinazione di più fattori:

  • Familiarità.
  • Ambiente uterino: utilizzo di alcool e sostanze psicoattive durante la fase gestazionale
  • Esperienze postnatali: traumi nei primi 5 anni di vita
  • Ambiente familiare invalidante: mancato riconoscimento delle emozioni del bambino ed eccessivo criticismo rispetto alle modalità di espressione emotiva
  • Esperienze traumatiche: abuso sessuale, fisico o emotivo, abbandono reale o emotivo.

Nel corso degli ultimi decenni svariati studi empirici hanno esplorato anche la possibile associazione tra alessitimia e disturbi del comportamento alimentare. L’alessitimia consiste nella difficoltà a riconoscere i propri stati interni e nel dare un nome alle emozioni che si provano.

Le persone affette da DCA spesso presentano caratteristiche tipiche delle persone alessitimiche: hanno difficoltà a riconoscere i propri stati interni (fame, sazietà, senso di vuoto), ad esplorare il proprio mondo interiore e presentano scarse competenze nel riconoscere ed esprimere le proprie emozioni. Tale carenza priva queste persone di una importante fonte di informazioni sul proprio stato di benessere e sui propri desideri e bisogni.

L’insegnamento di una corretta gestione delle emozioni e la necessità di lavorare sul significato che queste emozioni hanno per il paziente, diventa quindi uno strumento essenziale per la buona riuscita della terapia psicologica e per il corretto sviluppo psicoaffettivo della persona.

 

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