Testimonianza alimentazione incontrollata

 Paola, una signora sui 50 anni alimentazione incontrollata


Dai 16 anni in poi il cibo era diventato per me un'ossessione. Passavo dal periodo in cui mi sentivo onnipotente e credevo di potervi rinunciare, al momento in cui cedevo le armi e mi ritrovavo a ingurgitare qualunque cosa. O saltavo i pasti, magari svenendo perché mi si abbassava la glicemia, oppure mangiavo l'impossibile. Facevo proprio l'abbuffata da bulimica in cui potevo arrivare davanti al frigorifero, non trovare niente e mettermi a mangiare il burro con il cucchiaino. E quando cercavo di controllarmi c'era sempre la morsa della fame a dominarmi. Magari passavo davanti al negozio di dolci, mi fermavo a guardare la vetrina e sentivo una vocina che mi diceva: «Entra e prendi qualcosa, devi mangiare, mangia, mangia, mangia!». Era una guerra, una sorta di continua guerra con me stessa. Intorno ai 12 anni ho iniziato ad avere una percezione distorta del mio corpo: pesavo 55 chili per un metro e 50 e mi sentivo obesa. Ho avuto da sempre un'alimentazione incontrollata, spizzicando di continuo invece di consumare pasti regolari. Le abbuffate, però, sono comparse con l'inizio della scuola superiore.  Frequentavo un liceo classico piuttosto duro in cui mi sentivo profondamente a disagio. Ho iniziato a mangiare la notte per stare male il mattino dopo e avere una scusa per rimanere a casa. Non mi sentivo ascoltata, capita, compresa. Giravo con un taglierino in borsa e nessuno se ne accorgeva. O forse non hanno mai avuto voglia di interrogarsi. Negli anni sono arrivata a pesare più di cento chili e a tutti è sembrato assolutamente normale. Il pensiero sul cibo e sul controllo della dieta si è impossessato di me